Mancano ormai pochi giorni, anzi direi poche ore, al primo semaforo verde che darà ufficialmente il via alla 61a edizione di quest’avvincente spettacolo, il Campionato del Mondo Piloti F1.
Quello dei Costruttori ha una storia un po’ più breve; nato nel 1958 come Coppa Costruttori (vinta per la cronaca dalla Vanwall), è poi diventato un vero titolo mondiale riservato ai team nel 1980 (la prima edizione vinta dalla Williams). Una lunga storia dunque, fatta di uomini e macchine, di eventi drammatici e di altri divertenti, di tecnologie portate sempre al limite, e di altre che non hanno avuto la possibilità di crescere.
Le corse in auto per la verità non sono iniziate nel 1950, bensì praticamente con la nascita dell’automobile. Dalla metà esatta del secolo scorso però, si è reso ufficiale un qualcosa che prima era vissuto più come una sfida tra singoli piloti o singole case. Le tecnologie erano pur sempre ai massimi livelli, basti pensare all’AutoUnion (oggi conosciuta semplicemente come Audi), che a metà c.a. degli anni trenta sfoggiava la sua vettura a motore posteriore, con cui duellava a suon di vittorie contro la sua cugina tedesca Mercedes.
Una tecnologia di avanguardia, non solo per l’epoca, che lo scoppio della seconda guerra mondiale congelò nei cassetti dei progettisti, per poi essere recuperata alla fine degli anni ‘50 da un certo John Cooper le cui vetturette aprirono un’epoca tuttora in corso. Una tecnologia che il Grande Vecchio Enzo Ferrari disprezzava (lui sosteneva che devono essere i buoi davanti al carro e non il contrario) al quale per primo dovette piegarsi, per recuperare un po’ di competitività. La prima decade di quest’avvincente storia, se vogliamo, viveva ancora del romanticismo e delle sfide che avevano infiammato il cuore degli appassionati, prima della grande guerra.
Solo sul finale, con la Cooper-Climax appunto, si cominciò a sviluppare sempre più anche le macchine, che di conseguenza diventavano sempre più un tuttuno col pilota… Ma resteranno memorabili le imprese di Ascari, di Fangio, di Moss, di Howthorn, così come resterà nostalgica e triste la storia della Vanwall, nata per battere le grandi case automobilistiche del tempo, Mercedes, Ferrari, Maserati, Alfa Romeo (ce per dire il vero aveva già lasciato), Lancia….ma arrivata al vertice proprio quando l’era delle vetture a motore anteriore stava ormai tramontando. Negli anni ‘60 la tecnologia va avanti…arrivano quelli che Ferrari chiamava i “garagisti” britannici, team gestiti da semplici appassionati, che non avevano nessun grande costruttore alle spalle, e che assemblavano vetture da corsa formidabili. Nascevano squadre come Lotus, Brabham, Brm…nomi che sono destinati ad entrare nella storia in maniera indelebile.
E si sviluppavano tecnologie sempre più “spinte” sempre alla ricerca del massimo risultato possibile. Una delle più grandi innovazioni fu “l’invenzione” del telaio monoscocca, e l’abbandono del tradizionale traliccio di tubi. Era la Lotus 25, del 1963. Anche questa una tecnologia che diventerà indispensabile per vincere. E poi le sfide memorabili tra grandi campioni, divenuti delle icone del volante…”mostri sacri” come Clark, Hill (Graham), Surtees, Brabham, Hulme.Se andiamo a vedere, però ogni periodo ha lasciato il segno….In ogni decade si ritrovano grandi invenzioni tecniche, grandi intuizioni ingegneristiche, e grandi piloti, capaci di sfruttare quanto messo loro a disposizione meglio di altri e divenire delle vere e proprie leggende.
Basti pensare al motore turbo introdotto dalla Renault a metà anni ‘70, o agli pneumatici radiali, arrivati assieme alla squadra francese grazie alla Michelin. O ancora alle wing car, le vetture a effetto suolo (quelle con le “minigonne”) inventate dalla Lotus, o alla macchina a sei ruote voluta da Ken Tyrrell e destinata a una vita breve ma intensa, prima di dover buttare tutto alle ortiche per la guerra iniziata tra gommisti, per via dei radiali. E ancora le grandi invenzioni elettroniche, vedi le sospensioni attive, i cambi con controllo elettroidraulico, i controlli di trazione…oppure le invenzioni aerodinamiche….la “coca-cola” McLaren, la “freccia” Brabham (1983), le paratie dell’ala anteriore (Williams FW14), il muso alto della Tyrrell del 1990, il doppio diffusore (Brawn 2009). E poi a guidare questi bolidi, campionissimi come Lauda, Stewart, Fittipaldi, Hunt…Prost, Senna, Piquet, Mansell….Schumacher, Villeneuve, Alonso, Hamilton.
E tanti campioni meno noti, ma che hanno contribuito a rendere unico questo sport: Rindt (unico, per fortuna, pilota campione del mondo alla memoria…deceduto in seguito ad un incidente in prova a Monza, che nessuno riuscì poi a raggiungere in classifica), Cevert, Peterson (nella foto), Reuteman, Watson, Tambay, Arnoux, Villeneuve (Gilles), Patrese, Rosberg, Coulthard, Montoya, Barrichello…
Ebbene, domenica prossima riprenderemo il cammino di questa storia lunga sessant’anni, bella, appassionante, avvincente.
Prepariamoci a vivere quest’avventura…e alla fine,…vinca il migliore, e ….buona Formula Uno a tutti.